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15/10/2013
STRESS E BURNOUT

Nel linguaggio comune, il termine "stress" indica tensione, ansia , preoccupazione ,senso di malessere diffuso associato a conseguenze negative per l'organismo, ma anche per lo stato emotivo e mentale dell'individuo; in realtà esso è una reazione emozionale intensa causata da una serie di stimoli esterni che mettono in moto risposte fisiologiche e psicologiche di natura adattiva.
lo stress non deve essere sinonimo di qualcosa di negativo poiché la reazione di stress serve ad ogni organismo per adattarsi plasticamente all’ambiente e alle sue richieste. Esso è prodotto sia da situazioni di stimolo assolutamente fisiologiche (come un’attività sportiva o un rapporto sessuale) che da fattori stressanti potenzialmente dannosi per l’organismo (per es. introduzione di allergeni).L’attivazione biologica e comportamentale dello stress è quindi un fatto naturale, comune e normale che rientra nei meccanismi della vita.
Lo stress positivo viene tecnicamente chiamato Eustress e ci da la forza per affrontare situazioni difficili o di sfida come nel caso di un’intervista di lavoro o di un discorso in pubblico. Possiamo quindi considerare l’Eustress come un motore, una forma di energia che ci aiuta a raggiungere più agevolmente un obiettivo e rappresenta il nostro “vantaggio competitivo” nei confronti del prossimo, producendo in noi una sensazione di benessere e dandoci una maggiore carica.
Il Distress invece è lo stress spiacevole, nocivo. Quando lo stress negativo diviene incontrollato, cronico e intenso può causare una riduzione dei meccanismi di allerta e di difesa nel nostro corpo, lasciandoci maggiormente esposti a malattie fisiche e psichiche. Ad esempio nel lavoro ci troviamo molto spesso a dover fronteggiare delle richieste superiori alle nostre capacità per un lungo periodo di tempo; quando questo accade il nostro organismo è costretto a mantenere lo stato di allerta e cosi facendo le difese immunitarie si abbassano portando alla nascita di numerosi disturbi.
Selye definì “Sindrome Generale di Adattamento” (SGA) la somma di tutte quelle reazioni che si manifestano nel nostro organismo in seguito alla prolungata esposizione ad uno stress, e sono tre le fasi che caratterizzano questo stato particolare:


Ø Allarme
Ø Adattamento
Ø Esaurimento

Fase di Allarme
In questa fase l’organismo percepisce consciamente o inconsciamente la presenza di un fattore di stress (chiamato anche stressor) o comunque l’arrivo di un qualcosa che potrebbe essere potenzialmente pericoloso. Questo fattore di stress può ovviamente essere di varia natura, può essere un problema di tipo psicologico (un litigio con un dipendente, una preoccupazione relativa alla salute, ecc..), biologico (un infezione) oppure può essere di tipo fisico (un trauma, un’improvvisa variazione di tempratura, ecc..). Dopo essere stati “colpiti” dallo stressor il nostro corpo si attiva cercando di ristabilire l’equilibrio perso a causa della non corretta funzionalità dell’ipotalamo. L’ipotalamo è quella parte del nostro cervello che cerca di mantenere il normale equilibrio funzionale dell’organismo intervenendo, ad esempio, facendoci sudare allo scopo di raffreddarci se la temperatura corporea supera un certo limite. In definitiva gli effetti prodotti dalla reazione dell’ipotalamo sono numerosi e portano a tutti quei sintomi che caratterizzano lo stress.
Fase di Adattamento
In questa fase il nostro organismo cerca di adeguarsi alle nuove circostanze e di resistere finché l’elemento stressante non scompare. Punto centrale di questa fase è l’iperproduzione di cortisolo che causa l’indebolimento delle difese immunitarie; tale riduzione è di scarsa importanza se la sua durata si protrae per un periodo di tempo non molto lungo ma rappresenta un problema nel momento in cui lo stress diventa cronico e il sistema immunitario rischia di essere definitivamente soppresso aumentando il rischio di contrarre patologie infettive.
Per molte persone lo stress cronico sembra essere un problema inevitabile, come se il soggetto fosse costantemente in guardia e in attesa di un pericolo; la crisi economica mondiale sicuramente rappresenta per molti una fonte di stress psicofisico di non poco conto.


Fase di Esaurimento
Se il soggetto riesce a liberarsi dello stressor si entra nella fase finale che è quella dell’esaurimento. Scopo di questa fase è quello di consentire all’organismo il giusto riposo generando nell’individuo una sensazione di sollievo vero e proprio. Tuttavia nel caso in cui la fase di adattamento si sia prolungata più del previsto il soggetto si sentirà esaurito per molto tempo e avrà un periodo di recupero più lungo; può anche capitare che il soggetto debba ricorre a mezzi artificiali come sedativi e calmanti per poter passare finalmente alla fase di esaurimento.

BURNOUT
Il burnout viene definito come la risposta individuale ad una situazione lavorativa percepita come stressante e nella quale l’individuo non dispone di risorse e di strategie comportamentali o cognitive adeguate a fronteggiarla. Possiamo racchiudere il concetto di burnout in tre frasi:
Ø E’ un processo di adattamento ad un eccessivo stress
Ø E’ il risultato di una gestione inadeguata dello stress lavorativo
Ø E’ una risposta ad una situazione percepita dal nostro organismo come intollerabile
Il burnout è un insieme di manifestazioni psicologiche e comportamentali che insorge più frequentemente in persone che lavorano a stretto contatto con la gente. Questi soggetti sono costantemente sottoposti a situazioni stressanti come continue richieste, lamentele e problemi da parte di clienti o dipendenti e se questi fattori non vengono mediati correttamente portano al burnout.
Ma quali possono essere le cause principali del burnout?
Ø Eccessivo carico di lavoro o troppe richieste da parte dei clienti. Chiunque si sentirebbe frustrato se avesse sotto le mani molto lavoro o comunque un gruppo di clienti molto attivi che fidandosi ciecamente cercano una costante attenzione che non si è più in grado di fornire.
Ø Ridefinizione dell’identità professionale. Se il soggetto si sente bloccato nel suo ruolo, senza veder possibilità di crescita futura non sarà sicuramente motivato a dare il meglio di se giorno dopo giorno ma cercherà solamente di “tirare avanti”.
Ø Assetti organizzativi squilibrati. Questo punto è strettamente legato al precedente, infatti se all’interno dell’attività le mansioni non sono distribuite equamente il soggetto si sentirà frustrato e bloccato nel suo ruolo.
Ø Stili di comunicazione problematici. Capita molto spesso di sentir parlare di incomprensioni, ma queste possono essere definite tali se accadono raramente; nel caso del soggetto con burnout invece la comunicazione è un problema fondamentale, spesso manca del tutto, quindi non si riescono a comunicare esigenze e problemi.
Ø Stili di comunicazioni problematici. Torniamo a parlare di incomprensioni, esse si vengono a creare se chi comunica non è sulla stessa lunghezza d’onda e “parlando parlando” non si giunge mai ad una conclusione perché nessuna delle parti riesce a capire veramente l’altro.
Ø Assenza di sistemi premianti. In questo caso parliamo di soddisfazioni personali e lavorative che danno una spinta alla nostra autostima, spingendoci al raggiungimento di nuovi obiettivi.
La sensazione più spaventosa che il burnout crea nel soggetto è quella di Impotenza, si crede infatti che sia impossibile modificare la situazione attuale, creando cosi una statica rassegnazione. Questo stato di impotenza si insidia nell’individuo portando ad una serie di conseguenze molto gravi sia sul piano fisico che su quello lavorativo:
Ø Sintomi Fisici: facile affaticamento, disturbi del sonno,mal di testa, disturbi gastrointestinali, disturbi dell’alimentazione, maggiore uso di farmaci.
Ø Sintomi psichici: scarsa stima di sé, senso di colpa, alterazioni dell’umore, irritabilità, negativismo, frustrazione, esaurimento emotivo, perdita dell’idealismo, perdita di obiettivi, perdita di motivazione.
Ø Reazioni comportamentali: assenze al lavoro, frequenti ritardi, diminuita creatività, ridotta realizzazione personale.
Ø Cambiamenti nell’atteggiamento verso il cliente: chiusura, cinismo, spersonalizzazione del rapporto con il cliente, distacco emotivo, indifferenza, diminuzione dell’empatia, diminuzione delle capacità di ascolto.


L’esaurimento emotivo può essere considerato tra i sintomi più rappresentativi del burnout; esso è il prodotto delle eccessive richieste di lavoro o dei cambiamenti significativi avvenuti nel ambiente lavorativo. Quando una persona sente di aver oltrepassato il suo limite, sia emozionale che fisico, si sente prosciugata, incapace di rilassarsi e senza l’energia necessaria per affrontare nuovi progetti o nuove sfide.
Anche il cinismo è un atteggiamento tipico del burnout; l’atteggiamento freddo e distaccato nei confronti del lavoro e delle persone cresce fino ad azzerare il coinvolgimento emotivo nel lavoro portando ad abbandonare persino ideali e valori. Questo atteggiamento può essere considerato una forma di difesa nei confronti dell’esaurimento e delle delusioni, infatti adottando un atteggiamento di indifferenza si pensa di essere più protetti da eventuali dolori futuri.
Quando in un soggetto cresce la sensazione di inadeguatezza qualsiasi progetto nuovo viene vissuto come opprimente e si ha l’impressione che il mondo trami contro ogni tentativo di fare progressi causando una forte perdita di fiducia in sé stessi e un sensazione di totale inefficienza.
Passiamo ora alla descrizione delle principali caratteristiche del burnout che sono:
Ø Esaurimento Emotivo
Ø Depersonalizzazione
Ø Ridotta Realizzazione Personale
Esaurimento Emotivo
L’esaurimento emotivo si presenta quando una persona tende ad essere eccessivamente coinvolta nel rispondere alle esigenze altrui. È come se dessimo tutte le nostre energie ai nostri clienti/dipendenti, è naturale che prima o poi noi “finiremo le pile”. Chi è colpito da questa sindrome si sente svuotato e crede di non poter più essere di aiuto agli altri, cerca cosi di distaccarsi il più possibile sconfinando spesso nel cinismo. Il problema più grave è che si diventa indifferenti ai bisogni degli altri e questo sentimento è destinato ad espandersi anche alla vita privata, influendo negativamente sui rapporti interpersonali e negando la possibilità di istaurarne di nuovi.


Depersonalizzazione
In questa fase si sviluppa un vero e proprio odio verso clienti e colleghi, portando alla luce una situazione interiore sempre più negativa e compromettente arrivando anche a manifestazioni di ostilità palesi e atti denigratori verso il prossimo. Il cliente diventa in poche parole la personificazione del nostro disturbo; infatti un sintomo del burnout è proprio quello di accusare gli altri del nostro malessere identificando il cliente come colui che ci turba e infastidisce con richieste assurde. In realtà il soggetto avverte il problema dentro di se ma non vuole ammetterlo perché proverebbe troppo dolore guardando la persona che è diventato. Il burnout mina ogni tipo di relazione sia privata che di lavoro portando la persona ad utilizzare calunnie e colpi bassi senza sviluppare alcuna volontà di migliorarsi con una tendenza sempre maggiore da auto-isolarsi.
Ridotta Realizzazione Personale
Ad aggravare la situazione si inserisce anche la ridotta realizzazione personale, caratterizzata da inadeguatezza sul luogo di lavoro, senso di fallimento personale e conseguente crollo dell’autostima. Si generano sentimenti di frustrazione, distruttivi verso gli altri e verso se stessi che possono portare a comportamenti pericolosi e aggressivi. La maggior parte delle persone affette da tale sindrome cerca in ogni modo di uscire dal circolo vizioso facendo un uso esagerato di alcolici o tranquillanti portando solo ad un peggioramento della situazione e sviluppando problemi medici e di salute.
Una volta arrivati a questa fase si può giungere al punto di rottura dove la situazione può o decadere drasticamente oppure far si che la persona trovi il coraggio di rialzarsi e di chiedere aiuto.
Queste tre fasi non operano in successione ma possono avere effetti contemporanei sul soggetto con passaggi improvvisi da una fase all’altra; è un processo che una volta innescato avviene ciclicamente fino al raggiungimento del punto di rottura.
Le principali conseguenze del burnout sono:
Ø Delusione
Ø Disillusione
Ø Impotenza
Ø Fatica
Una terapia per la cura del burnout deve essere imposta essenzialmente su tre livelli:
Ø Livello organizzativo: attraverso una equa distribuzione del carico di lavoro, aumento delle potenzialità di scelta all’interno dell’attività, una remunerazione adeguata che faccia da rinforzo positivo per il lavoratore ed infine lo sviluppo del senso di appartenenza attraverso la condivisione dei valori e della cultura aziendale.
Ø Livello lavorativo: essere in grado di comunicare e di ascoltare efficacemente, saper gestire i conflitti interni, trovare instaurare una relazione sana con il cliente mantenendo la giusta distanza relazionale ed infine la coesione nell’equipe di lavoro.
Ø Livello individuale: apprendimento di strategie di gestione dello stress, contenimento ed elaborazione delle emozioni, potenziamento delle difese adattive, lavoro sul sé e sul piano fisico e psicologico.


















Bibliografia:
· Stress senza paura. Selye H. Milano, Rizzoli 1976
· Stress: origini e sindrome generale di adattamento. www.psicologiadellavoro.org
· Stress: le tre fasi della sindrome generale di adattamento. Filippo Tartaglini, www.iobenessere.it
· Burnout e organizzazione. Modificare i fattori strutturali della demotivazione al lavoro. Cristina Maslach & Michael P. Leiter, Centro Studi Erikson, 2000
· Burnout: uno sguardo al fenomeno. www.psicologiadellavoro.org
· Il burnout nell’operatore sociale. Laura Costantino
· Professional Burnout in Human Service Organizations. Cary Cherniss, Praeger, 1980


Prof. Alessandro Magnanensi e Dott.ssa Federica Luciani