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02/12/2013
IL CORAGGIO NEL CAMBIAMENTO

COME AFFRONTARE NUOVE SFIDE DURANTE LA CRISI ECONOMICA

Possiamo ormai dire di essere quotidianamente bombardati dalla parola “crisi”; tuttavia nessuno di noi riuscirebbe a fornire una definizione univoca di questa parola. L’affermazione “c’è crisi” racchiude in se un’infinità di significati diversi per ognuno di noi. È normale infatti che ciascuno veda e viva in maniera differente la crisi, che sia nel proprio settore lavorativo o a livello personale.
Fondamentalmente, la cosa che ci fa più paura nei periodi di crisi è l’incertezza che si genera man a mano che i nostri punti di riferimento, che siano cose o che siano persone, vanno a cadere. Tutti noi abbiamo bisogno di un punto di riferimento o un obiettivo a cui aspirare, ma nel momento in cui siamo preda dell’incertezza tutta la nostra motivazione magicamente sparisce. Questo accade perché la società attuale da eccessivo valore al concetto di stabilità; certamente è giusto sognare di avere una vita lavorativa solida e stabile, ma questo non deve farci adagiare sugli allori, è necessario lasciare aperta la porta dell’incertezza cercando di trovare giorno dopo giorno nuove motivazioni, nuovi obiettivi e nuovi traguardi da raggiungere.
Una cosa è certa, l’incertezza genera nuovi talenti, cioè fa attivare in noi quella capacità di adattamento che per anni è rimasta addormentata; questo vuol dire che nel momento in cui mi trovo in difficoltà non solo mi lamento ma cerco anche di agire, sperimentando soluzioni che possano far crescere il mio business o me stesso.
Possiamo quindi affermare che l’incertezza cosi come la crisi economica non vanno viste solamente in maniera negativa ma come un nuovo punto da cui poter partire alla ricerca di nuovi orizzonti. Sicuramente la maggior parte dei lettori starà pensando che queste sono tutte belle parole che una volta di fronte alla realtà niente di tutto quello che abbiamo detto è vero; per questo motivo possiamo procedere portando esempi concreti di quello che andrebbe fatto in determinate situazioni.
In termini pratici l’incertezza offre un ottimo terreno di sfida per la nostra attività su due fronti, quello interno e quello esterno:
1. Fronte interno: l’incertezza ci spinge ad analizzare la situazione ad essere più accurati e meticolosi nelle scelte, cercare di capire come e dove abbiamo sbagliato in passato e cosa possiamo fare per non ripetere gli stessi errori nel futuro. In questa fase la nostra strategia deve essere flessibile ma avere basi solide; dovrò quindi preparare un piano d’azione e muovermi in base ad esso, osando ma rimanendo sempre nelle righe. Possiamo definire questo punto come una analisi di coscienza, dove l’ideale sarebbe vestire i panni dell’osservatore esterno e guardare la nostra attività da fuori come se non la conoscessimo; solo in questo modo potremo vedere veramente i punti di forza e di debolezza.
2. Fronte esterno: dopo aver compiuto una accurata analisi interna della nostra attività e del nostro operato è giunto il momento di passare all’azione dando libero sfogo alla nostra creatività. Sicuramente questo secondo punto è più difficile da mettere in pratica e molto più rischioso, ma ricordiamoci che a maggior rischio può corrispondere anche un maggior guadagno, ovviamente se il tutto viene fatto razionalmente. Possono rientrare in questa categoria investimenti come la ristrutturazione dei locali, l’assunzione di un nuovo dipendente, l’acquisto di prodotti di qualità da vendere al cliente, la messa in pratica di una nostra idea e cosi via. Ognuno dei precedenti punti può portare un valore aggiunto alla nostra attività e far si che essa venga vista in maniera diversa dai nostri clienti.

L’unico problema sorge quando non siamo in grado di progettare o portare avanti queste due fasi; tralasciando le doti e le attitudini personali, l’ostacolo che potrebbe esserci tra noi e la riuscita dei nostri progetti futuri è il nostro benessere psicologico, cioè quello stato nel quale l'individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali per rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, adattandosi costruttivamente alle condizioni esterne e ai conflitti interni.
Tale stato di benessere interiore si genera solamente se prestiamo particolare attenzione a soddisfare alcuni fattori che sono: gestione dello stress, gestione delle emozioni e dei conflitti e motivazione al cambiamento.
Il concetto di gestione dello stress mette in rilievo il fatto che lo stress non va eliminato o combattuto, esso va gestito nel migliore dei modi e sfruttato a nostro favore. Come abbiamo detto precedentemente in situazioni di crisi sentiamo il nostro corpo sotto pressione, ma comunque pronto ad adattarsi alla nuova situazione, questo esempio racchiude a pieno cosa accade quando siamo stressati. Il nostro organismo attiva dei meccanismi di difesa che portano a tenere il corpo in uno stato di allarme, tale situazione fa si che io riesca a dare il massimo di me stesso ma solo in un periodo di tempo limitato, poiché nel caso in cui il fattore stressante si prolunghi, il mio corpo non sarà più in grado di sopportare questo sforzo e cadrà in uno stato di stress “cattivo”. Per gestire al meglio queste situazioni è necessario tenere lo stress sotto controllo e in un certo senso lasciarlo emergere solamente quando ne sentiamo il bisogno capendo quali sono le situazioni che ci danno fastidio e quali invece ci stimolano a dare il meglio di noi.
Gestire le emozioni ed i conflitti significa essere in grado di regolare la propria vita. Se prendiamo da esempio il luogo di lavoro ci renderemo conto che questo è pieno di emozioni e saperle gestire al meglio significa evitare conflitti con i dipendenti e dare sempre il massimo di noi stessi con i clienti. La filosofia occidentale privilegia un approccio il più possibile razionale sul posto di lavoro, ci viene detto spesso di non dare spazio alla nostre emozioni perché potrebbero essere considerate un segno di debolezza. Tuttavia se un venditore non è entusiasta, non è emotivo e non trasmette una sensazione positiva e di fiducia al cliente non venderà mai nulla; lo stesso vale per gli acconciatori se non sono in grado di trasmettere emozioni positive sul lavoro l’ambiente ne risentirà e i clienti non si sentiranno a loro agio in un luogo in cui l’atmosfera non è affatto positiva.
L’emozione gioca quindi un ruolo importante nella comunicazione e nei rapporti con gli altri, inoltre se non lasciamo emergere, quando possibile, le nostre emozioni rischiamo di tenere tutto dentro e questo con il passare del tempo fa stressare il nostro organismo. Per gestire al meglio le emozioni è necessario essere consapevoli di ciò che proviamo; conoscere il nostro aspetto emotivo ci prepara ad affrontare le situazioni e i rapporti con gli altri. Dobbiamo dare delle regole ai sentimenti, mai sopprimerli o inibirli, abbiamo la capacità straordinaria di interagire con l’ambiente non solo razionalmente ma anche con la nostra parte emotiva, questo è un vantaggio molto importante che dobbiamo cercare sempre di sfruttare a nostro favore.
L’abilità nel regolare le emozioni deriva dal carattere e ogni persona ha un modo tutto suo di gestirle. Tuttavia il primo passo da compire per avere una gestione ottimale nell’ambiente di lavoro è per tutti lo stesso, cioè quello di saper accettare le emozioni negative come delusione o rabbia; una volta riconosciuta l’emozione provata è importante decidere in che modo viverla e come utilizzarla a nostro beneficio.
Strettamente collegato alla gestione delle emozioni è il concetto di gestione del conflitto, questo viene definito come lo stato di tensione che una persona ha nel momento in cui riscontra bisogni, desideri, impulsi o motivazioni contrastanti.
Un conflitto non può essere giudicato in maniera positiva o negativa perché tutto dipende dal modo in cui questo viene gestito, si avranno effetti utili o dannosi che però non saranno mai definibili a priori. Il conflitto è inevitabile, porta con se innovazione e cambiamento che vanno gestiti fornendo gli strumenti giusti per una risoluzione positiva della vicenda.
È sempre opportuno cercare di risolvere un conflitto andando oltre i contenuti concreti della discussione e cercando di capire perché il mio interlocutore ha avuto quella determinata reazione, da cosa è stata scatenata e che tipo di emozioni ci sono dietro. Nei casi particolarmente delicati è saggio far intervenire una terza persona che funga da mediatore e che dovrà essere abile nel cercare di far “deporre le armi” a entrambe le parti; in altri casi è invece auspicabile sfruttare il famoso concetto del “ricominciamo da zero” gettando cosi le nuove basi di un rapporto.
La discussione può essere un punto di partenza costruttivo per la nascita di nuove idee o per la risoluzione di problemi è bene quindi ascoltare un conflitto chiarendo sempre la natura del problema e accettando sempre i nostri sentimenti e le nostre emozioni.

La motivazione può essere definita il motore della nostra vita, senza di essa non potremmo andare avanti e saremmo schiavi della tanto auspicata stabilità di cui abbiamo parlato sopra. Essere motivati significa essenzialmente svegliarsi ogni mattina felici di iniziare una nuova giornata pronti a creare cose nuove, a dare il meglio con i nostri amici, con la famiglia e nel lavoro, ma soprattutto in tempi di crisi significa essere motivati al cambiamento. Sicuramente sarà capitato anche a voi di avere un progetto o un’idea che però non avete mai messo in atto perché aspettavate il famoso momento giusto che ovviamente non è mai arrivato. Quando ci troviamo in situazioni come questa siamo palesemente preda di un conflitto interiore, dove da una parte si avverte il desiderio di migliorare accettando i rischi impliciti nel processo di cambiamento, dall’atra però l’incertezza e la paura del vuoto ci bloccano. Per superare queste difficoltà dobbiamo procedere a piccoli passi e prendere consapevolezza del fatto che il cambiamento è una cosa naturale sia se parliamo di una persona sia che parliamo di una attività in quanto entrambe devono adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente circostante.
Essere motivati al cambiamento significa dunque evidenziare un problema, una carenza o un ideale e decidere di agire per modificare la situazione di partenza procedendo con una attenta analisi dello stato attuale delle cose e provando a immaginare cosa fare per modificarlo. Una volta individuato il percorso da intraprendere bisogna farsi coraggio e buttarsi nel nuovo progetto seguendo un piano ben delineato, che mi porti dal punto A (stato attuale) al B (cambiamento avvenuto); non mancheranno difficoltà e problemi dell’ultimo minuto ma se siamo veramente convinti di essere nel giusto non dobbiamo lasciarci abbattere ma proseguire verso la meta tanto ambita.
Concludendo possiamo dire che la crisi economica, se noi lo volgiamo, può portare anche dei benefici, la nostra bravura sarà nel saperli cogliere e gestire nel modo giusto. Per fare questo dobbiamo ricordare di non avere paura di tutto ciò che incerto, perché l’incertezza crea nuove opportunità; dobbiamo saper gestire lo stress e le emozioni perché possono rappresentare un vantaggio competitivo, ed infine dobbiamo essere motivati al cambiamento perché questo fa parte del naturale processo di adattamento di ogni essere vivente.



Prof. Alessandro Magnanensi e Dott.ssa Federica Luciani